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Paracheirodon innesi (Neon)

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Classificazione, notizie utili, allevamento e riproduzione in acquario di uno tra i più conosciuti pesci d'acquario, il Neon.
Come si può notare raffrontando questo articolo con quello paritetico sui Cardinale, la principale differenza tra questi due pesci quasi identici è la temperatura a cui vivono: mentre i Neon preferiscono temperature più basse, dai 20 ai 25°C, i Cardinali preferiscono temperature molto più alte, dai 24 ai 28°C, e bisogna tener conto di questo nel scegliere gli uni o gli altri, e i loro coinquillini.

Paracheirodon innesi - Foto di JJPhoto (FishBase)

Paracheirodon innesi - Foto di JJPhoto (Fishbase)

CLASSIFICAZIONE 

La specie è stata descritta nel 1936 da Myers il quale la ascrisse al genere Hyphessobrycon dedicandola all'ittiologo statunitense William T. Innes. Una successiva revisione, operata nel 1960 da Géry, ha portato ad escludere, per la particolare conformazione dei denti, che la specie possa appartenere al genere Hyphessobrycon, ragion per cui è stato creato il nuovo genere Paracheirodon (= simile a Cheirodon) lasciando immutata la denominazione specifica. Molti tra gli acquariofili meno giovani continuano comunque ad utilizzare il vecchio nome, anche perché la revisione ha tardato ad affermarsi, almeno sino alla metà degli anni '60, mentre oggi non c'é più in proposito alcuna discussione. La famiglia di appartenenza è quella dei Caracidi (Characidae). Per completezza di informazione aggiungo anche, risalendo nella "scheda" di classificazione: sottordine Characoidei; ordine Cypriniformes. Può bastare, salvo ricordare che secondo alcuni autori tra la famiglia Characidae ed il genere Paracheirodon va considerata pure la sottofamiglia Cheirodontinae.

DESCRIZIONE 

Per quanto perfettamente convinto della inutilità della descrizione di un pesce universalmente conosciuto, dedico egualmente qualche rigo all'argomento, anche per consentire eventuali confronti con l'aspetto esteriore di Cheirodon axelrodi del quale parlerò più avanti. Il Neon ha corpo abbastanza fusiforme, leggermente schiacciato nella parte posteriore ed è lungo pochi centimetri: non più di 3 o 4. La bocca è piccola ed in posizione dorsale. Gli occhi invece sono relativamente grandi. La colorazione: dorso verde oliva con una fascia verde-blu luminescente al centro del corpo per quasi tutta la sua lunghezza. Al di sotto di questa fascia, dal centro sino al peduncolo caudale, è presente una larga fascia di colore rosso brillante, mentre il ventre è biancastro o argenteo. Le pinne sono trasparenti ed è presente anche una piccola pinna adiposa.

DIMORFISMO SESSUALE

Il dimorfismo sessuale non è evidente; la femmina tuttavia ha corporatura più robusta e ventre tondeggiante.

In natura

Il Neon vive, in natura, nella parte superiore del vasto bacino del Rio delle Amazzoni, in branchi anche piuttosto ampi. La gran parte se non la totalità dei pesci oggi allevati in acquario sono però riprodotti da generazioni in cattività, in particolare negli allevamenti asiatici. Forse proprio per questo non sono disponibili, o almeno non ne sono a conoscenza, studi specifici sul suo comportamento nell'habitat naturale.

In acquario

Ci può dar soccorso quel che si è appreso in anni e anni di allevamento in cattività: si tratta di una specie vivace ma del tutto pacifica, che va allevata in gruppi abbastanza numerosi, eventualmente in compagnia di altri pesci pacifici e di taglia minuta. Sconsigliabile l'allevamento con pesci di grossa taglia.

[N.d.R. - In realtà ci sono molti resoconti di scalari che, nonostante fossero cresciuti con i neon, all'improvviso hanno scoperto che erano cibo e se li sono mangiati, per cui se evitate questo abbinamento è meglio :-).
Per quanto riguarda i Discus, a parte che con loro sterebbero meglio i Cardinali, che sopportano temperature più alte, potrebbero soffrire la competizione alimentare contro i neon, molto più veloci di loro nell'accapparrarsi il cibo.]

Con Scalari e Discus può convivere, purché siano tenuti insieme sin da piccoli: crescendo uniti ai Neon, gli Scalari non li attaccheranno mai. In caso contrario potrebbero tranquillamente cibarsene.

Ad un piccolo gruppo si può riservare una vasca anche di ridotte dimensioni (intorno ai 40 litri di capienza), con pH intorno a 6,5 anche 7, durezza tra 5 e 15° dGH e temperatura non troppo alta. L'ideale per i Neon (e proprio per questo c'è chi dice che non si tratta di una specie propriamente "tropicale" ) è un'acqua tra 20 e 24°C, e per la riproduzione, anzi, come vedremo più avanti, è preferibile il livello ancor più basso.

L'arredamento dovrebbe prevedere fondo con colorazione piuttosto scura ed una fitta vegetazione lungo la parete posteriore e su quelle laterali della vasca con ampi spazi liberi al centro per il nuoto. Qualche legno di torbiera completerà efficacemente il tutto, con utilità anche sul piano delle condizioni dell'acqua per via delle sostanze che lentamente il legno di torbiera "cede" all'acqua. Per la stessa ragione può essere utile l'uso di torba nel filtro.

L'illuminazione non dovrebbe mai essere eccessivamente intensa e si può eventualmente "schermare" con piante galleggianti.

Indispensabile un buon sistema di filtraggio e frequenti cambi dell'acqua: questa pratica (sostituire ogni 7-15 giorni un 10% del contenuto della vasca con acqua "nuova" e in analoghe condizioni fisico-chimiche) è tra le più trascurate dagli acquariofili. Eppure è solo questo il "segreto" per allevare pesci sani, robusti e capaci di riprodursi!

Ancora una considerazione: i migliori risultati sul piano estetico col Neon si ottengono o in una piccola vasca tenendo solo questa specie oppure in un acquario relativamente grande allevando un congruo numero di questi pesci insieme ad altri branchi di Caracidi, fatto salvo naturalmente il gusto di ciascun acquariofilo. Ognuno può legittimamente preferire altre soluzioni purché in accordo con il rispetto per le condizioni d'allevamento necessarie alla specie.

L'alimentazione

Paracheirodon innesi è onnivoro: in acquario può essere nutrito con qualsiasi alimento minuto, tra quelli di produzione industriale o cibi vivi. Importante, come sempre, offrire una dieta variata, mentre alcuni autori consigliano anche l'uso di cibi che stimolino lo sviluppo della colorazione.

La riproduzione

Vedremo più avanti che Cheirodon axelrodi deve essere riprodotto in acqua completamente demineralizzata, a durezza zero o quasi. Il Neon per fortuna non ha esigenze altrettanto drastiche, ma anche per lui occorre acqua comunque tenera (dGH tra 2 e 5°) con pH tra 5 e 6 e temperatura (l'ho già accennato) intorno a 18-20°C. Basterà in altre parole decalcificare la normale acqua d'allevamento e aggiungere un po' di acqua demineralizzata.

La vaschetta per la deposizione va preparata così: una griglia sul fondo (una rete in plastica atossica ben fissata alle pareti) che consenta il passaggio delle uova e non quello dei riproduttori, distanziata di un centimetro o due dal vetro di base. Su questa griglia sistemiamo un ciuffetto di Vesicularia dubyana, conosciuta tra gli acquariofili come "muschio di Giava". Non appena avremo iniziato a preparare l'ambiente per la riproduzione conviene catturare i pesci destinati all'accoppiamento e tener separati qualche giorno i maschi e le femmine.

Dopo di ché i partner prescelti vanno messi insieme nella vasca da riproduzione nella quale non dovranno essere mai nutriti, per evitare qualsiasi rischio di inquinamento. Se si immettono alla sera, quasi certamente l'accoppiamento ci sarà il mattino seguente. Il maschio "avvinghia" la femmina mentre la coppia si muove dal fondo verso la superficie, ed è in questo momento che vengono espulsi i prodotti sessuali. Ognuno di questi rituali si conclude con la deposizione di una ventina di uova, che saranno salvate dall'aggressione dei riproduttori cadendo sotto la griglia. Il tutto si ripete più volte sino a quando le uova deposte non sono un centinaio e comunque non più di 200.

A questo punto vanno tolti i riproduttori (quando la femmina ha ventre "sgonfio"). Un tempo si consigliava di oscurare la vasca, perché si riteneva che le uova fossero fotosensibili a tal punto da essere irrimediabilmente danneggiate anche dalla minima quantità di luce. Esperienze più recenti fanno ritenere eccessiva una tale precauzione. E' bene tuttavia non corredare la vasca d'allevamento con alcuna illuminazione artificiale (basterà la luce diffusa del giorno) almeno sino a quando gli avannotti non saranno già dei piccoli Neon, tali e quali ai loro genitori, salvo che per la taglia.

Torniamo alle uova: la schiusa avviene dopo 24 ore o non molto di più. Appena dopo la deposizione conviene (come dirò meglio più avanti parlando del Cardinalis) ridurre il livello del liquido e poi procedere a quotidiane piccole aggiunte di acqua con parametri chimico-fisici simili a quelli presenti nelle vasche d'allevamento. Dopo circa 5 giorni gli avannotti avranno consumato il loro sacco vitellino e cominceranno a nuotare liberamente. E' questo il momento nel quale si deve cominciare a fornire cibo. Inizialmente deve essere necessariamente vivo: l'ideale sono Parameci e Rotiferi, ma anche naupli di Artemia appena schiusi ci consentiranno di ottenere buoni risultati

Particolarità

Vale la pena di sottolineare che, a dispetto dell'aspetto minuto, Paracheirodon innesi è un pesce abbastanza robusto e molto longevo, può vivere in acquario anche 8 o 10 anni. Proprio per questo conviene scegliere per l'acquisto unicamente esemplari esenti da ogni malattia e fisicamente in buone condizioni (forma, colore, vivacità, ecc.). Lo dico perché, purtroppo, non sempre i pesci provenienti da allevamenti orientali sono di "qualità" adeguata.

Analogo discorso per chi vorrà tentarne la riproduzione; solo gli esemplari "migliori" sono adatti allo scopo, per non contribuire noi stessi ad un innegabile deterioramento della razza, almeno per taluni ceppi non sufficientemente tutelati in impianti di riproduzione a scopo industriale. Se siamo appassionati sino in fondo dobbiamo cominciare, noi acquariofili, a farci carico anche di questo: indipendenza dalla natura sta bene, per evitare di creare danni a un mondo già tanto tartassato, facciamolo però cercando di migliorare e non il contrario.

Ancora: i Neon possono essere talvolta colpiti da una malattia, la Plistofora, che non a caso è detta "malattia del Neon". Produce macchie biancastre che prendono via via il posto della colorazione abituale, che svanisce. Non c'è cura veramente efficace, quindi i soggetti colpiti vanno subito isolati. Il primo che scoprirà un rimedio sicuro farà del bene all' acquarofilia, ma per il momento non c'è altro da fare che contenere i danni. Se avremo scelto con cura soggetti sani, non corriamo comunque alcun rischio.

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